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Due normalissime streghe che volano sulle loro scope

  • 7 apr
  • Tempo di lettura: 5 min

"Des vaudoises" — Il manoscritto di Martin Le Franc

Questa è una delle illustrazioni più significative della storia iconografica della stregoneria europea.


Sono una strega semplice; adoro cercare questo genere di cose, soprattutto quando si tratta di storia, folklore ed arte. Questo tipo di arte in particolare rappresenta il fulcro di come la strega, in questo caso, si sia insinuata in modo visivo nell’immaginario comune e come le epoche passate possano in qualche modo influire sul pensiero attuale. Qui vediamo una miniatura tratta dal Champion des Dames di Martin Le Franc, un poema allegorico composto intorno al 1440–1442 e dedicato al duca Filippo il Buono di Borgogna. Il manoscritto conservato alla Bibliothèque nationale de France, contiene queste illustrazioni che sono tra le prime rappresentazioni visive di donne in volo su scope nella storia occidentale. 


Il volo notturno e le streghe del manoscritto

Conosciamo la storia del volo notturno? Sotto il volo delle vaudoises c'è uno strato molto più antico. Nel 906, un testo canonico noto come Canon Episcopi descrive alcune donne che credono di uscire di notte in spirito, cavalcando bestie, seguendo una dea che le fonti chiamano Diana o Erodiade. La Chiesa di quel momento non le considera streghe o eretiche: le considera illuse, vittime di sogni diabolici, e ordina ai preti di convincerle che quello che vivono non è reale. Questo è cruciale: nel X secolo il volo notturno femminile è folklore da correggere, non crimine da punire. Le donne che "vanno con Diana" esistono in un immaginario popolare diffusissimo in tutta Europa, con varianti regionali — in area germanica è Holda o Perchta, in area slava figure simili, nelle Alpi e nell'Italia settentrionale tracce della stessa credenza affiorano nei processi dei secoli successivi. Si tratta probabilmente di un substrato molto antico legato al culto dei morti, alla fertilità, al viaggio estatico. Quello che succede nel XV secolo è che questo folklore viene reinterpretato attraverso la teologia demonologica: il viaggio notturno non è più un sogno o una credenza popolare innocua, ma un patto reale col diavolo, un crimine. Diana diventa una maschera di Satana. Le donne che credono di volare non sono più illuse, sono colpevoli. È questo rovesciamento che trasforma un elemento folklorico in un elemento del sabba, e che rende possibile e reale un'immagine come quella di Passe-Martin. Un’immagine che rappresenta due semplici donne, ma che volano. Ciò che risulta subito visibile sono i colori, terrosi, quasi a rappresentare il mondo materiale, quotidiano. Il miniaturista non ha sentito il bisogno di segnalarle visivamente come demoniache: bastava il gesto, il volo, la scopa. In effetti le due figure femminili sono donne comuni; la prima è nominata Passe-Martin, postura composta, quasi dignitosa, il busto eretto e lo sguardo rivolto in avanti come chi percorre una strada nota. È una donna ordinaria, riconoscibile, ma che vola su una scopa; ed proprio questa normalità a renderla inquietante agli occhi del lettore medievale. Se Passe-Martin ha una compostezza quasi serena, la seconda figura è tutto il contrario. Il corpo è in torsione, le ginocchia piegate, lo sguardo rivolto verso l’alto, una postura che non è ancora volo ma non è più terra ferma. Regge un bastone sottile, non una scopa: forse un manico spoglio, forse una verga. C'è qualcosa di più grezzo e convulso in lei, come se stesse ancora negoziando con qualcosa, il corpo, lo strumento, il momento della partenza. Il miniaturista ha rappresentato due stadi diversi, o due figure diverse nello stesso atto. Passe-Martin è già nell'aria, padrona del gesto. L'altra è nella soglia, e la soglia, nella logica del magico come in quella dell'immagine, è sempre il momento più carico. Non è un caso che sia lei a sembrare più inquietante, pur essendo tecnicamente ancora a terra.


Il movimento dei valdesi

I valdesi storici erano un movimento cristiano riformatore nato nel XII secolo a Lione, fondato da Pietro Valdo. Predicavano la povertà apostolica, traducevano la Bibbia in volgare, rifiutavano alcuni sacramenti. Niente a che fare con il volo notturno o la stregoneria. Ma erano eretici, erano perseguitati, erano già presenti nell'immaginario inquisitoriale come nemici della Chiesa.

Lo scivolamento semantico avviene nei decenni intorno al 1420–1440, nelle Alpi franco-svizzere e nel Delfinato — una zona di confine, geograficamente e culturalmente, dove la presenza storica dei valdesi si sovrappone ai primi grandi processi per stregoneria collettiva. I giudici che istruiscono questi processi usano un repertorio di accuse già collaudato contro gli eretici — riunioni segrete, adorazione del diavolo, promiscuità — e lo applicano alle streghe. Il termine vaudois/vaudoise segue questo scivolamento: smette di indicare un'appartenenza religiosa e diventa un'etichetta generica per il nuovo tipo di criminale religioso che si sta costruendo. In alcune fonti dell'epoca il sabba viene chiamato direttamente synagoga vaudoisie — sinagoga dei valdesi — a riprova di quanto i due immaginari si fossero fusi. Quindi nel contesto inquisitoriale del XV secolo vaudoise era l'equivalente di strix o malefica



È importante ricordare che le vaudoises non compaiono in un trattato demonologico o in un manuale inquisitoriale, bensì in un poema letterario di corte. Le Franc le inserisce in un passaggio in cui discute le accuse mosse alle donne ed il volo notturno è uno di questi capi d'accusa, e lui ne parla con una certa ambiguità, né credendoci completamente né smentendolo ma precede di poco il Malleus Maleficarum (1486). Siamo nel momento esatto in cui il volo notturno viene fissato iconograficamente come attributo della strega, non più solo descritto nei trattati demonologici, ma reso visibile. La scopa come strumento di volo è qui già codificata, ma il suo significato è stratificato: oggetto domestico per eccellenza (e quindi attributo femminile secondo la logica misogina del tempo), ma anche probabile reinterpretazione di pratiche legate all'uso di unguenti e stati alterati di coscienza documentati nelle fonti processuali. La forza di questa immagine è stata come un piccolo ciclone; Finché la strega che vola è solo descritta in un testo latino letto da inquisitori e chierici, rimane astratta. Quando viene disegnata, con un abito rosso, un copricapo ordinario, una scopa riconoscibile, diventa reale in un modo diverso. Diventa qualcosa che si può vedere, indicare, riconoscere. La figura visiva ha una forza di diffusione e di fissazione che il testo da solo non ha. Qui ci sono tutti gli elementi, il volo, la scopa, il raduno notturno, il patto col diavolo, i sabba che il Malleus Maleficarum nel 1486 ha messo sotto gli occhi di tutti; in quel momento i giudici sanno già cosa cercare, i testimoni sanno già cosa descrivere, le vittime sotto tortura sanno già cosa confessare. Passe-Martin è lì, in quel tempo di formazione. Non è la causa, ma è una delle prime prove visibili che il processo stava avvenendo.

 
 
 

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Fede
7 giorni fa
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Grazie, molto interessante!

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